Vetrate di Chartres

Illegio

Nel mese di marzo del 2019, Don Alessio Geretti e il Comitato di San Floriano -associazione culturale di Illegio (UD)-, curatore e organizzatori della Mostra Internazionale d’Arte di Illegio, hanno scelto e proposto alla Vetreria d’arte Tomanin di realizzare la riproduzione della parte sommitale dell’ ”Albero di Jesse”, una delle tre finestre che, con il rosone, compongono le vetrate di facciata della Cattedrale di Chartres (XI secolo).

Pur con tempi strettissimi a disposizione, la Vetreria accettò con entusiasmo e così iniziò la realizzazione dei nove antelli che furono poi esposti a Illegio nella mostra tematica “Maestri” a partire da maggio dello stesso anno. Il Cristo Maestro, infatti, era rappresentato, con Maria e quattro figure di Profeti, nella vetrata da noi riprodotta in una dimensione di circa cm 170 x 200 di altezza.

Il lavoro ci appassionò a tal punto da decidere di realizzare l’intera vetrata di “Jesse” -racconta il maestro Sandro Tomanin-. Completammo l’intera genealogia di Gesù, realizzando “il sogno di Jesse”, i re d’Israele e tutte le figure dei profeti che componevano la vetrata.
Durante la realizzazione di questo lavoro, maturò in noi la convinzione e poi la volontà di poter affrontare la riproduzione dell’intera serie di vetrate che compongono la facciata di Chartres. Quindi, realizzammo i sedici antelli (quattordici istoriati), che compongono la vetrata della “Passione di Cristo”, e abbiamo attualmente in esecuzione la vetrata centrale della “Vita di Gesù” con i suoi cinquantatré antelli (trenta istoriati). Per la riproduzione delle vetrate ci siamo avvalsi dei bellissimi e minuziosi rilievi che l’architetto Jean Baptiste Lassus, ha realizzato nella prima metà del 1800.

Gli aspetti digitali e artigianali
Uno dei punti di forza della nostra bottega, è la capacità di sfruttare i mezzi che la moderna tecnologia mette a disposizione. L’enorme e complesso lavoro di digitalizzazione dei cartoni della facciata di Chartres, ne è dimostrazione.

Utilizzando i disegni di Lassus come base, con un programma di grafica abbiamo digitalizzato le linee dei piombi delle vetrate. Questo sistema ci ha permesso di arrivare a una fedeltà quasi assoluta dei “cartoni” delle vetrate e dei disegni preparatori.

Tutta la fase esecutiva delle vetrate, viene invece rigorosamente realizzata a mano. Le vetrate sono state legate a piombo e dipinte con l’antica tecnica della “Grisaglia”, rispettando in maniera fedele i dettami della tradizione dei maestri medioevali. Il nostro impegno è volto alla conservazione di questo antico mestiere, consapevoli che il rispetto delle conoscenze tecnico-costruttive tramandateci, ci consentirà di produrre manufatti che garantiranno sempre la durata nel tempo e una intrinseca bellezza.

Le fasi di lavorazione
La struttura della nostra bottega artigianale prevede, come nelle antiche botteghe, la divisione delle mansioni. Questo consente alti livelli di specializzazione. L’esecuzione di una vetrata prevede infatti varie fasi di lavoro:

  • la progettazione. Si compone di un momento creativo e del suo sviluppo grafico che porterà alla stesura del “cartone”. Il “cartone” è il disegno preparatorio della vetrata che contiene tutti gli elementi utili a dare forma concreta alla vetrata. – Il taglio dei vetri soffiati. Eseguito seguendo le forme disegnate sul cartone.
  • La pittura. Eseguita a mano con ossidi metallici detti “grisaglie”, stesi a pennello sulle tessere di vetro. Le tessere vengono cotte in forno a circa 650°. Questa temperatura, fissa in maniera indelebile, la grisaglia sulla superfice del vetro.
  • La legatura a piombo. Dopo la pittura le tessere vengono “legate” fra loro, con profili di piombo che, saldati tra loro, costituiscono la struttura portante della vetrata.
  • La stuccatura. Dopo la saldatura la vetrata viene consolidata e impermeabilizzata con un mastice che è un composto di olio di lino e gesso. Questo gli conferisce grande solidità e il potere di impermeabilizzazione della finestra.

La vetrata è, in sostanza, un mosaico le cui tessere di vetro dipinto sono tenute insieme da listelli di piombo. La fusione fra la grisaglia ed il piombo determinano la magia che da ottocento anni sorprende chiunque entri in una Cattedrale gotica.

Un salto nel passato
Perché riprodurre le tre vetrate di Chartres? Non vogliamo, con le nostre modeste riproduzioni, avere la pretesa di confrontarci con i maestri medioevali. Le condizioni di lavoro e la differenza degli strumenti a disposizione del vetraio medioevale, in rapporto alla qualità delle vetrate raggiunta, ci da la giusta misura del valore di quelle opere.
Basti pensare alla difficoltà di trasporto delle fragili lastre di vetro soffiato, dai luoghi di produzione ai cantieri delle cattedrali, sulle dissestate strade del 1200. Pensiamo al taglio dei vetri. Oggi viene realizzato con punte diamantate, allora con un ferro arroventato. Con i grisatoi, speciali ferri di lavoro, venivano poi sagomate le tessere di vetro, per conformarle con precisione alle forme dettate dal cartone. Si pensi alle difficoltà nella misurazione della temperatura di cottura delle tessere di vetro, nei forni. Nei forni attuali tutto è programmabile con estrema facilità e precisione. Consideriamo inoltre le difficoltà operative del cantiere medioevale.

Ma al di là delle difficoltà materiali, magistralmente superate, l’elemento che più ha contribuito alla creazione di queste monumentali opere, il vero motore propulsivo, è stata la forza della fede che ha motivato l’uomo medioevale nello svolgimento di tutta la sua opera.

Per noi oggi queste motivazioni sono sufficientemente forti? Cosa altro dunque può averci spinto a riprodurre le tre vetrate di Chartres?

Perché riprodurre le tre vetrate di Chartres?
Forse la curiosità di poter vedere quale poteva essere la condizione originale di quelle magnifiche vetrate che oggi, per quanto ancora straordinarie, sono comunque penalizzate e mortificate nella piena fruizione, dal degrado naturale, dall’inquinamento atmosferico e spesso dagli insulti dell’uomo.

Ci siamo messi all’opera, consapevoli delle difficoltà e coscienti del fatto che il risultato, buono o mediocre, lo si potrà valutare solo alla sua conclusione, solo nel momento in cui potremo vedere le vetrate, collocate, prendere luce.
Ma è necessario un lunghissimo lavoro. Una paziente e minuziosa costruzione, tessera su tessera, nell’attesa di poter godere della gioia, che ogni volta commuove, nell’entrare in una Cattedrale.

Lucem tuam da nobis Deus
Tutto il nostro lavoro è una lenta e timorosa attesa di quel momento. Timorosa, perché neanche la più alta maestria riesce a dominare i dubbi sulla buona riuscita di una vetrata. Prevale la consapevolezza, che una volta posta in opera, non ci sarà possibilità di rimedio all’errore che solo allora risulterà visibile.
Non c’è possibilità di “ripensamento” per i pittori di vetrate. L’elemento primario ed indissolubile della vetrata è la luce, che si fonde con essa solo alla fine, e nel luogo per il quale era stata concepita.
La luce gli darà modo di mutare ad ogni ora del giorno, di riposare di notte e risvegliarsi al mattino.

Lucem tuam da nobis Deus. Dacci la tua luce o Signore! È il motto della corporazione dei mastri vetrai. Quella “luce” ci gratificherà per il nostro lavoro. Se abbiamo saputo lavorare bene.

LA MOSTRA DI ILLEGIO – “MAESTRI”

Le fasi di lavorazione: il taglio dei vetri, pittura a grisaglia, legatura a piombo, stuccatura, saldatura

L’Albero di Jesse – Illegio